Il Kunsthistorisches saccheggiato

Dal 20 settembre al 13 gennaio la Fondazione Prada presenta la seconda tappa di «Il Sarcofago di Spitzmaus e altri tesori» (fino allo scorso aprile visibile al Kunsthistorisches Museum di Vienna; cfr. n. 391, nov. ’18, p. 73), progetto espositivo a cura di Wes Anderson, cineasta americano e autore di «Grand Budapest Hotel», e Juman Malouf, illustratrice, designer e scrittrice anglo-libanese. 537 gli oggetti e le opere d’arte in mostra, tutti provenienti dal Kunsthistorisches nella foto, «Gatto», opera 700esca di autore ignoto) e dal Naturhistorisches Museum di Vienna. Una raffinata operazione di «saccheggio» culturale, destinata a rispondere a interrogativi in parte irrisolti: che cos’è una collezione e come è opportuno esporla? E così Anderson e la Malouf hanno selezionato, secondo un criterio estremamente soggettivo, centinaia di manufatti, reperti, dipinti, ritratti di bambini, pezzi di mobilio, animali impagliati e decorazioni militari, dal 3000 a.C al 2018 d.C., al fine di creare una grande Wunderkammer contemporanea (tra gli highlight il Sarcofago di Spitzmaus, dal quale la mostra prende il titolo, risalente al IV secolo a.C., e un antico braccialetto egiziano con perline di ceramica). Da Prada il progetto si arricchisce di materiali per occupare un’area maggiore rispetto alla versione viennese. Estendendosi lungo il pianoterra del Podium, l’allestimento s’ispira alla struttura del giardino italiano rinascimentale e al Castello di Ambras a Innsbruck, progettato nel 1570 da Giovanni Battista Guarienti per ospitare le collezioni dell’arciduca Ferdinando II d’Asburgo. La mostra è completata da un libro d’artista pubblicato dalla Fondazione: una scatola contenente disegni, riproduzioni e materiali vari. Un progetto che fa l’occhiolino alla Boîte en-valise di Marcel Duchamp.

Federico Florian