Il cavaliere azzurro, americano e nomade

Humlebæk (Danimarca). Considerato uno dei maggiori modernisti americani del Novecento, Marsden Hartley (1877-1943) è ancora relativamente sconosciuto al pubblico europeo: dal 19 settembre al 19 gennaio il Louisiana Museum gli dedica la prima retrospettiva organizzata in Europa negli ultimi 60 anni. Nato a Lewiston nel nord degli Stati Uniti da genitori inglesi, Hartley svolge una vita nomade tra l’Europa e l’America, dedicandosi alla pittura e alla poesia. 

Nel 1909 incontra il fotografo e gallerista Alfred Stieglitz, che sostiene economicamente i numerosi viaggi dell’artista e organizza la sua prima esposizione personale, contribuendo al suo successo. Grazie al sostegno di Stieglitz, nel 1912 Hartley si reca a Parigi, dove scopre gli impressionisti e rimane particolarmente colpito dal 

lavoro di Paul Cézanne, Henri Matisse e Pablo Picasso. Qui frequenta i saloni della collezionista e scrittrice americana Gertrude Stein, e si immerge nell’élite artistica della Ville Lumière. L’anno seguente si sposta in Germania, dove conosce Vassili Kandinskij e Franz Marc, che lo invita a partecipare all’esposizione del gruppo Der Blaue Reiter tenutasi nel 1913. Il legame con la pittura modernista europea porta Hartley a dare vita a uno degli stili più innovativi degli Stati Uniti d’inizio secolo, composto da paesaggi, nature morte e ritratti. Durante la prima guerra mondiale, la morte di un giovane militare tedesco, amico e forse amante di Hartely, porta l’artista a un approccio più mistico e simbolista. L’esposizione presenta oltre 110 opere che sottolineano il ruolo di Hartley come pittore e come poeta.

Bianca Bozzeda