Fantasmi in camera da letto

Antony Gormley occupa 13 stanze con lavori vecchi e nuovi

Dal 21 settembre al 3 dicembre la Royal Academy of Arts presenta un’ampia mostra personale dello scultore britannico Antony Gormley, classe 1950, che occupa tutte e 13 le sale delle Main Galleries al primo piano. Un’esposizione immaginata da Gormley come un terreno di prova per una riflessione sul corpo e la sua relazione con lo spazio, leitmotiv dell’intera pratica dell’artista, sin dagli esordi. Tali esordi sono rappresentati in mostra da lavori prodotti tra la fine degli anni ’70 e l’inizio degli anni ’80, che rivelano il legame con la Land art e il Minimalismo; per poi passare alle sculture «body case», tra cui una serie di opere in cemento degli anni ’90: scatole a forma di croce, cubo o parallelepipedo che circoscrivono al proprio interno una figura umana, modellata a partire dal corpo dell’artista stesso. Non mancano installazioni più recenti, come «Lost Horizon I» (2008), composta da 24 figure in ghisa posizionate in varie direzioni su ogni muro, pavimento e soffitto, sfidando così la percezione dello spazio. E nuovi lavori, come «Matrix III» (2019), un labirinto di reti d’acciaio rettangolari sospese, ciascuna equivalente alla dimensione media occupata da una camera da letto europea: installazione descritta da Gormley come «il fantasma dell’ambiente che tutti noi abbiamo scelto come nostro habitat primario». Tra i progetti più poetici, «Host», di cui l’artista ha prodotto una nuova versione site specific per l’istituzione londinese: una stanza ricolma di una miscela di argilla e acqua marina, che allude alle profondità oceaniche da cui è emersa la vita. La mostra, a cura di Martin Caiger-Smith e Sarah Lea, presenta anche disegni e lavori su carta, molti dei quali realizzati con materiali insoliti, come il sangue, la terra e il petrolio greggio. 

Federico Florian