Etruschi in porto franco

In mostra le lastre dipinte recuperate a Ginevra

La mostra «Colori degli Etruschi», curata da Alfonsina Russo, Claudio Parisi Presicce, Leonardo Bochicchio, Daniele Federico Maras, Rossella Zaccagnini, e visibile sino al 2 febbraio presso la Centrale Montemartini, offre una ricognizione di grande interesse e rilevanza scientifica sulla pittura etrusca, un mondo pressoché intatto e ancora da esplorare. L’esposizione nasce grazie a una delle operazioni di recupero di arte trafugata più significative degli ultimi decenni: nel 2016 i Carabinieri del Nucleo Tutela Patrimonio Culturale hanno sequestrato, nel porto franco di Ginevra, quarantacinque casse contenenti reperti archeologici (cfr. n. 362, mar. ’16, p. 12). Tra le opere, numerosi frammenti in terracotta dipinta, subito fatti oggetto di ricerche e sottoposti a restauro. I frammenti, dalla raffinata e preziosa policromia, sono stati identificati come segmenti di lastre parietali dipinte che, affiancate in fregi continui, adornavano le pareti degli edifici, e che conobbero particolare diffusione nel clima culturale filoellenico di Cerveteri, l’antica Caere, intorno al VI-V secolo a.C. 

Nel 2018 una mostra presso il Castello di Santa Severa, in provincia di Roma, e un parallelo convegno, hanno per la prima volta presentato e analizzato i reperti, posti a confronto con analoghe lastre provenienti dalla Ny Carlsberg Glyptotek di Copenaghen, grazie a un accordo siglato tra il Mibac e il museo danese. Ora l’esposizione alla Montemartini offre nuovamente alla visione le lastre, ma in un percorso museale arricchito da esemplari inediti e da prestiti eccezionali, come alcuni vasi attici della Collezione Castellani ai Musei Capitolini, normalmente non esposti al pubblico. Un catalogo pubblicato per l’occasione offre i risultati delle indagini eseguite sulle opere (termoluminescenza, spettrofotometria, stratigrafia), e gli esiti degli studi su contesto, cronologia e complesse tecniche d’esecuzione. Non ultime hanno riservato sorprese le iconografie delle opere recuperate. Difatti, se la pittura etrusca è nota nella sua declinazione funeraria, le lastre parietali presentano tipologie legate a differenti destinazioni d’uso, al momento solo ipotizzabili. Poiché gli scavi clandestini hanno privato i manufatti in maniera irrimediabile del proprio contesto, è solo possibile immaginarne la provenienza: forse da pareti di templi, forse da sontuose abitazioni private. Del tutto assenti dunque le scene funerarie, si annoverano i temi della danza, degli atleti, dei guerrieri e dei miti. Fra di essi, ad esempio, un ciclo decorato con le fatiche di Eracle, nove lastre, più numerosi frammenti, che vanno a comporre una delle più antiche narrazioni mitologiche sinora note in Italia.

Ar.An.