Dripping? No, dropping

Le «nuvole di pittura» di Santomaso

Ricollocare correttamente Giuseppe Santomaso (Venezia, 1907-90) nel clima artistico degli anni giovanili e, nel periodo successivo, misurare la portata della sua opera nel confronto con le correnti informali e analitiche, è quanto fa una selezionata antologica offerta dal 6 settembre al 26 ottobre dalla Cortesi Gallery. La curatrice Francesca Pola ha lavorato in collaborazione con l’Archivio Santomaso per riunire opere dal 1948, l’anno della prima partecipazione alla Biennale di Venezia, al 1990. Vengono così ricostruite le vicende che portarono il pittore veneziano ad animare prima il Fronte Nuovo delle Arti, tentativo di mettere insieme le anime realiste e astrattiste dell’arte italiana attraverso il comune linguaggio «cuborealista», e poi, con Afro e Vedova tra gli altri, il Gruppo degli Otto, di matrice non figurativa, sostenuto da Lionello Venturi. Santomaso porta con sé quanto aveva visto in Francia negli anni Quaranta, quando prendeva forma l’ultima Ecole de Paris animata dai «Jeunes Peintres de Tradition Française», laddove il termine «tradizione» indicava la consolidata vocazione avanguardistica dell’arte francese. Qualcosa, se non di più, della pittura astratta di Bissière, di Bazaine e di Gischia traspare nella primissima maturità di Santomaso, contrassegnata dalla serie delle «Finestre», o da dipinti come «Il capanno sfasciato», presente nell’attuale mostra, esposto alla Biennale di Venezia del 1954, quando gli viene conferito il Gran Premio per la pittura dedicato a un artista italiano. Tra gli anni Cinquanta e Sessanta la sua risposta all’informale («Palude in grigio», «Canto notturno n. 6», «Il nido», «Bianchi») è, come per altri pittori italiani, di matrice naturalista; ma Santomaso si distingue per una pittura che non è mai un atto di forza segnico o gestuale, bensì stratificata attraverso progressive cadute di pigmento setacciato sulla tela: una sorta di «dropping» che dà origine a quelle che lui definiva «nuvole di colore». Una tecnica, dunque, di lunga elaborazione, coerente con la forma mentis di un pittore che, come rivela il recente Catalogo ragionato curato da Nico Stringa per le edizioni Allemandi, ha prodotto circa 1.200 dipinti, un numero decisamente in controtendenza rispetto all’enorme produzione di molti artisti a lui contemporanei. Dopo una fase, negli anni Settanta, in cui è al contrario la geometria a rivendicare i suoi diritti, nel confronto con il Minimalismo e la Pittura Analitica (in mostra un esemplare dalla serie «Lettere a Palladio») Santomaso torna alle più calde atmosfere che avevano caratterizzato la sua stagione informale in dipinti quali «Valenze» (1978) o «Strutture della memoria» (1988). In catalogo, edito da Skira, un testo della curatrice.

F.F.