Carte povere

New York. Alighiero Boetti, Pier Paolo Calzolari e Jannis Kounellis, tre maestri italiani dell’Arte povera che, da tempo, hanno sfondato a livello internazionale. Ne è una conferma la mostra che il Samuel Dorsky Museum of Art, museo della State University di New York, ospita fino all’8 dicembre. Curata da Francesco Guzzetti, la rassegna «Paper Media: Boetti, Calzolari, Kounellis» allestisce undici opere su carta provenienti dalla raccolta di Nancy Olnick e Giorgio Spanu, collezionisti che due anni fa hanno dato vita nei pressi della Grande Mela a Magazzino Italian Art Foundation, la principale esposizione di Arte povera italiana negli Usa. Il curatore Guzzetti è il primo «scholar in residence» di Magazzino e la scelta di quanto esporre è avvenuta in collaborazione con Vittorio Calabrese, direttore della Fondazione Olnick – Spanu. Il percorso espositivo prevede quattro lavori di Boetti (1940-94), emblematici di vent’anni di attività nel raro ambito delle carte: il «Senza titolo» del 1966-67 (nella foto) è una sorta di catalogo di forme su cui il maestro riflette, seguono i più lineari «Dodici forme» del 1971, «Twinings (studio)» del 1976 e «Senza titolo» (Mario Merz) del decennio seguente. Quattro anche i lavori di Calzolari (Bologna, 1943) che richiamano la sua sperimentazione alchemica attraverso materiali insoliti: lavori senza titolo risalenti al 1967, 1968, 1969 e 1975. Infine Kounellis (1936 – 2017), amico dei collezionisti, il cui meraviglioso alfabeto di segni e immagini è in mostra evidenziato da «Segnali» del 1960 e dal biglietto della Galleria La Tartaruga del medesimo anno insieme a «Senza titolo» del 1980, raffigurante una fitta serie di volti. 

Stefano Luppi