Camminare sulle uova

Anna Maria Maiolino alla sua prima retrospettiva in Gran Bretagna

Londra. «Come artista, si modificano le cose e gli oggetti, ha dichiarato l’artista italo-brasiliana Anna Maria Maiolino in un’intervista ad “ARTnews”. Ma l’arte, allo stesso tempo, lavora su di te: tu stesso ti trasformi nel corso del processo artistico. Come persona, ho ricercato questa trasformazione per tutta la mia vita». Tale potere alchemico, trasformativo caratterizza la complessa e variegata pratica della Maiolino: dalle sculture in argilla, materiale malleabile per eccellenza, riconfigurato in forme grezze dalle mani dell’artista, alle performance dal carattere semirituale, in cui la ripetizione del gesto rivela e preannuncia la possibilità del cambiamento. 

Dal 25 settembre al 12 gennaio, la Whitechapel Gallery di Londra dedica la prima retrospettiva di Maiolino su suolo britannico, coorganizzata insieme al PAC di Milano, che ha da poco ospitato la prima tappa della mostra, a cura di Diego Sileo (cfr. n. 396, apr. ’19, Il Giornale delle Mostre, p. 15) . 

Il progetto londinese presenta un nuovo titolo e una nuova veste: «Making Love Revolutionary» (Rendere l’amore rivoluzionario), allusione al movimento delle Madri di Plaza de Mayo, cui l’artista era vicina durante gli anni trascorsi a Buenos Aires, raccoglie 150 lavori, molti dei quali esposti nel Regno Unito per la prima volta. 

Secondo il progetto espositivo ideato dalle curatrici Lydia Yee e Trinidad Fombella, la mostra si apre con i lavori più recenti della Maiolino, tra cui opere su carta, sculture e una nuova grande installazione in terra cruda i cui elementi compositivi evocano lavori femminili tradizionali, come impastare il pane, e della quale l’artista aveva presentato una versione precedente in una collettiva del 1996 sempre alla Whitechapel («Inside the Invisible»). 

L’avvincente e drammatica biografia dell’artista, emigrata con la famiglia dalla città calabra di Scalea in un Brasile, quello del secondo dopoguerra, politicamente instabile, informa molti dei lavori in mostra. Pertanto storie di esodi, transizioni linguistiche (dall’italiano al portoghese) e resistenza a dittature militari (quella del regime brasiliano dei Gorillas) animano opere video, disegni e performance, tra cui la celeberrima «Entrevidas» (1981), nella quale un paio di piedi nudi si destreggia con estrema cura in un tappeto di uova fragilissime, allegoria di un campo minato. 

Federico Florian