Babilonia Company

Gli dei feriti di Huma Bhabha

In un racconto di Jorge Luis Borges, «La lotteria di Babilonia» (1941), una Compagnia di ingiusti governatori dispensa ricompense e punizioni agli abitanti di una città immaginaria sulla base di un arbitrario sistema di lotteria. In parte ispirata a questo testo, «The Company», la prima mostra romana di Huma Bhabha da Gagosian (dal 19 settembre al 14 dicembre) è popolata da figure inquietanti e sinistre, che nell’aspetto rammentano tanto un futuro apocalittico quanto un passato primordiale. Si tratta di corpi intagliati nel sughero scuro o nello Styrofoam, secondo la tecnica prediletta dall’artista pakistana (Karachi, 1962): all’apparenza personaggi solidi e compatti, ma in verità morbidi e leggeri; ed è tale malleabilità e facilità nel lavorare i materiali che consentono alla Bhabha di scolpire rapidamente, creando figure che sembrano fuoriuscire dall’inconscio stesso dell’artista, popolato da mostri, kouroi greci e divinità archetipe. Tra i lavori in mostra, oltre alle figure in piedi di varie dimensioni (i membri della Compagnia di Babilonia; nella foto, «Beyond the River», 2019), vi sono un paio di grandi mani che fluttuano su piedistalli trasparenti, e un gruppo di espressivi disegni su fotografia. Protagonista di un’ampia retrospettiva all’Ica di Boston la scorsa primavera, Huma Bhabha si serve di un vocabolario scultoreo antropomorfo per descrivere cicatrici di guerra, traumi della storia e disastri coloniali: le sue figure dal volto dipinto in toni pastello sono come reduci di catastrofi del passato e del futuro. E immobili, osservano il nostro presente.

Federico Florian