Zitti e guardate

Ginevra (Svizzera). Il Musée Rath propone fino al 27 ottobre una mostra sul tema del silenzio nella storia dell’arte, mescolando i generi, poiché si passa dalla natura morta alle scene di genere, dai ritratti ai paesaggi, e le epoche, con artisti da Brueghel a Dürer, da Courbet a Rembrandt, da Hodler a Morandi. Il museo parte dal principio che esistono tanto opere «rumorose» quanto «silenziose»: «Ci sono dipinti che chiacchierano, che gridano addirittura. Ma ve ne sono altri che restano muti, che invitano all’interiorità della preghiera o alla contemplazione dell’infinito», si legge in una nota del museo. Attraverso 130 opere, tra dipinti, sculture, grafiche, video e installazioni, la mostra «Silenzi», a cura di Lada Umstätter, si interroga dunque su come gli artisti in momenti diversi hanno rappresentato il silenzio, non solo come assenza di rumore, ma anche come stato d’animo. Una sezione è dedicata alla «vita silenziosa» con le opere dello «still-leven» olandese che si sviluppò dal 1650 e i personaggi «sospesi» di Liotard o Fantin-Latour. Un’altra è dedicata al «non detto» che Vallotton rappresentò nelle scene di vita amorosa della serie «Intimités» del 1897. Il silenzio rinvia anche alla malinconia con Dürer e Marco Tirelli e alla poesia di Hammershøi (nella foto, «Interno con pianoforte e donna vestita di nero», 1901). Può essere religioso e legato all’ineluttabilità della morte. La serie «Last Meal on Death Row» dell’inglese Mat Collishaw (2010) si ispira alle nature morte del Seicento olandese per mettere in scena, uno per uno, i cibi dell’ultimo pasto del condannato a morte. Una sezione, infine, è dedicata alla rappresentazione degli «spazi del silenzio» con le opere metafisiche e cariche di simboli di Simon Edmonson, come «Palace» del 2016.

L.D.M.