Uteri in terracotta

È visitabile sino al 6 ottobre, nel Museo Nazionale Etrusco di Villa Giulia, la mostra «Il ciclo della vita. Nascere e rinascere in Etruria», organizzata grazie alla collaborazione fra il museo, la Fondazione San Camillo-Forlanini di Roma, il Museo di Storia della Medicina e il Polo Museale dell’Università di Roma La Sapienza. L’esposizione è dedicata ai temi della nascita e della morte, così come sono declinati nell’arte, e in tutte le espressioni della religiosità popolare, dagli Etruschi e dalle popolazioni a essi vicine. Nascita e dipartita, per gli antichi, costituivano momenti consacrati e regolati dalle divinità, grazie a precisi rituali e offerte. Tali erano ad esempio i doni per propiziare non solo la fertilità della terra, ma anche la fecondità della donna e dell’uomo, necessaria alla procreazione dei figli e alla continuità familiare. In questo ambito votivo-apotropaico vanno ad esempio collocati i numerosi uteri in terracotta che illustrano inoltre le conoscenze anatomiche possedute dagli Etruschi. Tappe dell’esistenza come nozze, concepimento, maternità, ma anche malattia e vecchiaia, sono i soggetti dei numerosi reperti in mostra, che narrano l’alternarsi delle fasi della vita, non solo in chiave mitologica, ma anche in una prospettiva sociale. Tra di essi, la statua in terracotta di giovane in procinto di sposarsi (IV secolo a.C.), le teste in terracotta di bambini in fasce da Vulci (IV-III secolo a.C.), la statua di bambina accovacciata con uccellino che becca una melagrana (IV-III secolo a.C.); queste, tutte di natura votiva. E ancora, la brocca con decorazione figurata a rilievo da Cerveteri (630-620 a.C.), e la magnifica pelike attica a figure rosse, nella foto, con la disputa tra Eracle e Geras, la personificazione della vecchiaia (V secolo a.C.).

Arianna Antoniutti