Tre amici a Brera

Trieste. Tre storie che si intrecciano: quella della Galleria Torbandena di Trieste, quella del gruppo di artisti che ruotavamo intorno ad Arturo Vermi negli anni ’70 e quella di Brera in quella stagione culturale dove il quartiere era ancora costellato di trattorie e ritrovi, densi di fumo, in cui artisti, critici e galleristi animavano un dibattito culturale dominato dalla figura di Lucio Fontana. A quel gruppo, a quel momento e alle proprie origini, la galleria dedica la mostra «Arturo Vermi e gli amici di Brera. Informale e Spazialismo a Milano 1949-1971», aperta già nel mese di giugno nelle sale di via Tor Bandena, in corso per tutto luglio in quelle di Torbandena Projects di via San Nicolò 11. Una relazione molto stretta, quella tra la Torbandena e questo gruppo di artisti: prova ne sia la dedica della tela astratta «Caos???» del 1961 che Vermi diresse ad Andy Rosada e alla moglie che in quegli anni aprivano a Milano lo Studio San Fermo e poi lo studio di piazza Mirabello (mentre dal ’77, con il figlio Alessandro Andy assunse la direzione della triestina Torbandena) dedicandosi all’arte dei loro amici pittorie scultori: oltre a Vermi, Ettore Sordini e Angelo Verga, con cui Vermi aveva fondato al ritorno da Parigi il gruppo «Il Cenobio». Un gruppo a cui si aggiungono in seguito anche Agostino Ferrari, del quale alcune opere sono in mostra, Alberto Lucia e Ugo La Pietra. Esposte anche opere di Costantino Guenzi, Mario Raciti, Paolo Buggiani e Aldo Bergolli, e ancora sculture di Umberto Milani (di cui si può vedere anche una rara tempera astratta del 1949) e Toni Fabris. Altre opere di Vermi (da poco è uscito il catalogo generale Skira) sono una grande «Lapide» su tela del 1962 e un grande «Concavo» del 1967, dalla serie Invasioni, la stessa a cui appartengono due tele a fondo grigio, infine una «Storia della Chiesa» che fa parte dei suoi «Diari». Nella foto, una veduta della mostra.

Camilla Bertoni