Questo posto è il mio posto

Berlino. La tanto attesa «This Place» ha aperto i battenti a giugno allo Jüdisches Museum, nel cuore di Kreuzberg. Aperta al pubblico fino al 5 gennaio, narra dei territori della Cisgiordania, dalle insospettabili armonie e dalle difficili topografie, catturati con i colori forti e assoluti delle differenti componenti umane che li popolano, coi loro costumi e i loro modi di vivere, scanditi dall’attesa che si esaudisca il sogno di pace. Il francese Frédéric Brenner, noto per il suo costante lavoro di documentazione delle comunità ebraiche sparse in tutto il mondo, ha invitato 11 fotografe/i internazionali a unirsi al suo progetto. Wendy Ewald, Martin Kollar, Josef Koudelka, Jungjin Lee, Gilles Peress, Fazal Sheikh, Stephen Shore, Rosalind Fox Solomon, Thomas Struth, Jeff Wall e Nick Waplington (suo lo scatto nella foto). hanno risposto con entusiasmo, girando per anni per i territori israelo-palestinesi, cercando di catturarne le molte facce. Dalla combinazione dei loro lavori, oltre 600 fotografie, è derivato un ritratto a 24 mani dalle differenti sfumature e sensibilità. Sbaglia chi spera in un approccio reportagistico di guerra a caccia di consensi: la mostra non cerca approvazione di questa o quella fazione; così come erroneo sarebbe aspettarsi un pendere da una parte piuttosto che dall’altra: lo sanno bene gli «aficionados» berlinesi che lo Jüdisches Museum, a dispetto di nome e appartenenza culturale, è indiscriminatamente caustico nelle critiche ai due Paesi in guerra. I temi ricercati sono altri, fra sentimento e realtà: «identità», «famiglia», «patria», «territori e paesaggi». Ne deriva un ritratto spontaneamente eterogeneo più che eterodosso, corrispettivo del molteplice e composito di questa terra. Di solito le mostre temporanee dello Jüdisches Museum di Berlino sono delle primizie mondiali, ma non questa volta: «This Place» è stata organizzata dalla newyorkese Chronicle of a People Foundation Inc. ed è itinerante fra Praga (DOX Center), Tel Aviv (Museum of Art in Israel) e New York (Brooklyn Museum of Art).

Francesca Petretto