Nespolosofia

Una straripante creatività nutrita di anticipazioni d’avanguardia

Non è un caso che Ugo Nespolo abbia scelto un filosofo, Maurizio Ferraris, per curare la sua retrospettiva («non necessariamente cronologica», precisa) «Fuori dal coro», presentata dal 5 luglio al 15 settembre da Palazzo Reale con Skira (che ha di recente pubblicato anche il suo libro Maledette Belle Arti). Quella di Nespolo, infatti, è un’arte di non facile classificazione, poliedrica e randagia, che s’inoltra in percorsi sempre guidati dall’identica insofferenza verso ogni forma di conformismo. Nato a Mosso (Biella) nel 1941, attivo a Torino, Nespolo ha dato vita a una figura d’artista singolare e trasgressiva, in cui la cultura s’intreccia con l’ironia. E se negli anni ’60, quando esponeva alla Galleria Schwarz di Milano presentato da Pierre Restany, creava opere che si pongono tra le anticipazioni dell’Arte povera, nel cinema, dagli anni ’70, realizzava lavori non meno sperimentali (con interpreti come Fontana, Baj, Pistoletto, Boetti, Ginsberg), poi proiettati in rassegne di grandi musei internazionali. Intanto realizzava anche opere con materiali preziosi e raffinati libri d’artista. La mostra ne dà conto nel suo percorso, in cui figurano anche sale tematiche con le serie dei «Numeri» e delle «Lettere», le opere di grandi dimensioni, i disegni, i collage e i «fondi oro», ma non manca una sala dedicata al rapporto con la committenza, secondo il modello lanciato dal Futurismo, che si proponeva di fecondare il quotidiano con i propri principi estetici.

Ada Masoero