Muse senza etichette

Viareggio (Lu). Il Centro Matteucci prosegue nella sua attività di ricerca e promozione dell’arte dell’Ottocento e dei primi decenni del Novecento con una nuova mostra tematica, a cura di Giuliano Matteucci, con interventi di Cristina Acidini e Camilla Testi. Questa volta il focus è posto sulla figura femminile, cui rimanda il titolo, «Eterna musa. L’universo femminile tra ’800 e ’900» (fino al 3 novembre). La selezione comprende opere molto note come il «Ritratto della cognata» di Giovanni Fattori (1865) insieme ad altre inedite, con l’intento di offrire un panorama dei molteplici ruoli che la donna riveste tra XIX e XX secolo. Dall’angelo del focolare alla donna raffinata, dalla contadina (la «Guardiana di tacchini» di Zandomeneghi) alla donna borghese o aristocratica (la «Lettura in terrazza» di Michele Tedesco o il «Ritratto di Elisa Titta Guidacci», 1888, di Silvestro Lega), dalla madre «purissima» alla seduttrice, peccatrice, dalle creature che offrono le proprie nudità allo sguardo del pittore (da Hayez fino a Boldini) o che esibiscono l’eleganza delle proprie «mise», affermando un ruolo sulla scena dei salotti mondani che non è solo quello di belle statuine «Anna Belimbau» di Vittorio Corcos, 1900 o anche De Nittis. La mostra sembra suggerirci quanto etichettare un «tipo» di figura femminile, attribuendole un ruolo subalterno, specie nel panorama italiano, da molti ritenuto provinciale rispetto alla scena europea, possa talvolta esser frutto di un giudizio frettoloso, e come  l’occhio dei pittori possa indicarci una lettura più sensibile e sfaccettata. Le opere vanno dalla prima metà del secolo con Hayez appunto, di cui figura ad esempio il «Ritratto di Elisabetta Bassi Charlé» (1829) al Novecento (la raffinata giovane donna con la cintura rossa di Virgilio Guidi del 1934). Nella foto, «Donna con pappagalli» (1920 ca) di Renato Natali.

Laura Lombardi