Magnum in montagna

Bard (Ao). Un complesso spettacolare come il Forte di Bard, uno scenario maestoso come le montagne della Valle d’Aosta, 130 immagini di vette e di valli del mondo intero scattate dai fotografi di Magnum Photos, l’agenzia fotografica che riunisce i più celebri fotografi internazionali, e un progetto inedito, commissionato per quest’occasione a Paolo Pellegrin: è la proposta del Forte di Bard, che dal 17 luglio al 6 gennaio presenta la mostra «Mountains by Magnum Photographers». Da Werner Bischof, alpinista lui stesso, qui fra i monti svizzeri fotografati nel 1940, a Robert Capa, che documenta la linea bellica di Cassino nel 1944 ma anche, a guerra finita, nel 1950, il mondanissimo sci a Zermatt, sullo sfondo del Cervino; da George Rodger, Inge Morath, Herbert List a Philip Jones Griffiths, con le mandrie nel deserto del Gobi, in Mongolia, nel 1964, e Rene Burri sulla Grande Muraglia (nello stesso anno), o Raghu Rai, che nel 1976 ritrae un giovane e rilassato Dalai Lama sullo sfondo di un picco del Ladakh, in India, fino a Ferdinando Scianna, Martin Parr, Steve McCurry (nella foto «Inke Lake, Myanmar»), sfilano in mostra immagini di monti temibili e venerati al tempo stesso, che erano per gli antichi la sede o l’espressione del divino, e che sin dalla nascita del nuovo medium, nel XIX secolo, sedussero lo sguardo dei fotografi, al pari dei loro abitanti, capaci di sfidare un ambiente tanto ostile. Il nuovo progetto di Paolo Pellegrin (dieci World Press Photo Award all’attivo) è frutto di uno shooting condotto in più spedizioni nella scorsa primavera dal fotografo innamorato del bianco e nero, in cerca delle luci predilette: luci filtrate dalle nubi sfilacciate dal vento, che disegnano sulla neve violenti controluce, evidenziano il buio dei crepacci e mettono in mostra gli arabeschi tracciati dal ghiaccio sulla superficie dei laghi. A commento della mostra, un volume edito da Prestel Publishing/Random House, New York.

Ad.M.