Le regole del ritratto

Berlino. Il termine «ritratto» come lo adoperiamo oggi ha poco a che vedere con la sua definizione e connotazione in età antica. La scoperta della fotografia, dunque la possibilità di ottenere ritratti fotografici, ha cambiato per sempre le nostre coordinate artistico-estetiche, segnando una cesura con quanto era stato creato prima di allora da artisti, pittori, scultori e anche poeti. I tipi ritratti nell’antichità corrispondevano invece perlopiù a una determinata, forte iconografia, creata ad hoc per ciascuna categoria: i poeti avevano caratteristiche differenti dai guerrieri, così come i re dai filosofi o dagli eroi. L’arte greca è stata di fatto la prima a mettere al centro la rappresentazione della figura umana, in un progressivo passaggio da quella astratta di kòrai/koùroi, immagini di bellezza stilizzata in età arcaica, passando per i ritratti più espressionistici e psicologici di personaggi illustri nel IV secolo, fino ad arrivare alla celebrazione ritrattistica di Alessandro Magno in età ellenistica che porterà al virtuosismo veristico di età romana. La mostra «Tipi forti. Ritratti greci dell’antichità» all’Altes Museum fino al 2 febbraio, si propone di illustrare l’evoluzione del ritratto nella grecità, sottolineandone la costante tensione tra ideale e individuale. Il suo nucleo è costituito da 20 prestiti da Glyptothek und Antikensammlungen München: busti e statue in marmo di poeti, strateghi, filosofi, re e regine (nella foto, l’egiziana Berenice II), ritratti in bronzo di guerrieri più un famoso unicum su ceramica dipinta che raffigura la poetessa Saffo. Anche il Liebieghaus Frankfurt partecipa con due ricostruzioni/copie dipinte dei guerrieri alias Bronzi di Riace affiancate da opere scelte della collezione tematica di casa e dell’Antikensammlung Berlin.

Francesca Petretto