La verità passa dalla finzione

Il progetto degli studenti di Visual Cultures

Dall’11 luglio al 3 agosto  l’Accademia di Belle Arti di Brera ospita «A Story That Was(n’t)», il progetto espositivo a cura degli studenti del biennio specialistico Visual Cultures e pratiche curatoriali. Otto gli artisti in mostra, i cui lavori, esposti nel Salone Napoleonicoe nella galleria sotterranea della Gipsoteca, esplorano il rapporto tra vero e falso. «A Story That Was(n’t) racconta di tutte quelle storie che non sono state, ma avrebbero potuto essere», i curatori affermano nel testo che illustra il progetto. E lo fa sottolineando l’intima relazione che da sempre l’arte intrattiene con la finzione: dall’illusione prospettica alla manipolazione della rappresentazione del reale, l’arte «utilizza il falso per smascherare il vero e allo stesso tempo per comprendere e meglio analizzare la realtà». Spunto e principio della mostra è la storia degli Umiliati, ordine religioso stanziatosi in età medievale proprio nel quartiere milanese di Brera, che condannava la menzogna e rifiutava il giuramento, considerato tautologico. Nei lavori degli artisti esposti in Accademia, invece, la finzione e l’ambiguità diventano strumenti di conoscenza, capaci di offrire una lettura altra e più efficace del reale. E così, nel Salone Napoleonico, Joan Fontcuberta, Moira Ricci e Rä di Martino affrontano il tema del paradosso archivistico e del documento come testimonianza contraffatta, interrogandosi sul concetto stesso di storia; mentre le opere di Francesco Arena, Masbedo ed Emilio Isgrò alterano e duplicano le narrazioni in senso intimo e poetico. Nei sotterranei della Gipsoteca, i curatori mettono in scena un dialogo tra i gessi antichi e il video «Damnatio Memoriae »di Arcangelo Sassolino, che mostra il processo di distruzione di un busto in marmo, simbolo antico del vero e di una realtà ideale. Nella serata del 17 luglio avrà luogo in Accademia una performance di The Boys and Kifer, band fittizia dell’artista Roberto Casti, che riflette sul concetto d’identità d’autore

Federico Florian