In treno o in aereo verso il futuro

Domodossola (Vb). «Questa mostra permette di vedere il Futurismo in maniera inedita. L’arte non è a sé stante, ma “incastonata” negli eventi storici di un territorio: quello che accade a Domodossola all’inizio del secolo ha un riscontro visivo con il Futurismo». Il conservatore dei Musei Civici di Domodossola, Antonio D’Amico, descrive così «Balla|Boccioni|Depero Costruire lo spazio del futuro», l’esposizione accolta fino al 3 novembre a Palazzo San Francesco: oltre 70 lavori, dalla fine dell’800 al 1960, dei principali maestri del Futurismo italiano, in prestito da Mart di Rovereto, Galleria d’Arte Moderna di Roma, Banca d’Italia, Fondazione Biagiotti, Fondazione dell’Istituto 

Svizzero di Roma e da collezione private. La mostra s’articola in tre sezioni. Nella prima sono protagoniste le opere di Balla e Boccioni, realizzate nella fase divisionista e prefuturista, e di Depero in rapporto con due «mannequin» in 

legno con costumi settecenteschi della Val D’Ossola. Andando avanti prende forma il concetto del movimento e della velocità caro ai futuristi, con ad esempio il «Treno notturno in velocità»  (1926) di Pippo Rizzo (nella foto. ), in dialogo con una delle prime auto immatricolate in Italia e comprata nel 1895 dal cavalier Mellerio di Domodossola. L’esaltazione della velocità culmina nel volo, tema che traina l’ultima sezione della mostra con opere di Balla, Crali, Tato, Cambellotti, Dottori, Monachesi affiancate all’aeroplano di Geo Chávez: l’aviatore peruviano che per primo portò a termine l’impresa di trasvolare le Alpi, morto nel 1910 a Domodossola per le ferite causate dall’incidente in fase d’atterraggio. 

Emmanuele Bo