Il colore dell’inquietudine

«Monocromo (1973-1976). Il colore come destino e come profezia» è la personale di Pino Pinelli proposta da Dep Art Gallery fino al 21 settembre. Al centro della rassegna, curata da Francesco Tedeschi, sono gli anni durante i quali l’artista (nato a Catania nel 1938, dal 1963 attivo a Milano), ugualmente attratto dalla tradizione e dall’innovazione, mette a fuoco la sua riflessione sulla superficie pittorica e le sue vibrazioni. I «monocromi» di quegli anni rappresentano la fase aurorale di una ricerca poi mai abbandonata. Pinelli entra così nell’area di quella che Filiberto Menna definiva Pittura analitica, in cui tuttavia trova presto una propria dimensione riducendo le misure dei suoi lavori e accostandoli in composizioni multiple, disseminate sulla parete. Nella mostra sfilano 13 lavori basati sull’uso dei colori primari. In essi, Pinelli già oltrepassa il limite del «quadro» inteso come tela e telaio, aprendo la strada all’esperienza della «rottura del quadro» e della sua «disseminazione» avviata nel 1976. 

Ada Masoero