Gli «oggettini» di Panza

Venezia. 40 piccole creazioni di 14 artisti scelte appositamente per gli spazi scarpiani del Negozio Olivetti in piazza San Marco (un bene gestito dal Fai) danno vita fino al 27 ottobre a «Wunderkammer Panza di Biumo. L’arte dei piccoli oggetti, 1966-1992», organizzata dal Fai-Fondo Ambiente Italiano per la curatela di Anna Bernardini e Pietro Caccia Dominoni. Custodite nelle teche vitree disegnate da Carlo Scarpa a fine anni ‘50 s’incontrano maquette, invenzioni meccaniche, prototipi di arte concettuale e minimalista, acquistate dal collezionista Giuseppe Panza di Biumo (Milano, 1923-2010) presso noti galleristi o ricevute in dono, in un arco cronologico di 25 anni che vede prediligere, nella miniauturizzazione della scala (spesso poi vero e proprio elemento preparatorio per quella reale destinata a interventi anche site specific della villa di Biumo a Varese) l’intima natura e fruizione di questo nucleo. Oggetti diversi per tiplogia e materiali, molti dei quali inediti o perlopiù mai esposti, collocati un tempo dal conte in casa o in ufficio (oggi rientranti nella Panza Collection di Mendrisio) e riconducibili a nomi celeberrimi: Walter De Maria, Carl Andre, Robert Morris, Richard Nonas, Dan Flavin, Joseph Beuys, Piero Fogliati, solo per citarne alcuni. La singolare mostra veneziana si articola attorno tre ideali linee tematiche (Energia, Geometria e Scrittura) che spesso s’intersecano e completano, così come in mostra una selezione di scatti fotografici, in periodi diversi, restituisce il dialogo tra studi preparatori in piccolo formato, il loro corrispettivo su altra scala a villa Panza o semplicemente ne ribadiscono la presenza degli stessi artisti. Al pianterreno del negozio Olivetti sulla scia della vibrazione energetica s’incontrano i tre dischi colorati di Dan Flavin (1992), la High Energy Bar No.75 di Walter De Maria (1966), la piccola radio trasmittente di Robert Barry (1968) custodita in una scatola in legno, mentre sul versante concettuale legato alla scrittura si possono collocare i telegrammi di Pier Paolo Calzolari a Giuseppe Panza (nella foto, «Telegramma no. 349, 26 aprile 1976») o la cartolina serigrafata su legno di Beuys (un multiplo del 1974). Al fil rouge delle geometrie invece che si sviluppa anche al piano superiore del negozio appartengono, tra gli altri, Robert Morris (Untitled, 1972), Joel Shapiro, Jene Highstein.

Veronica Rodenigo