Giacometti a nudo

«Il principio fondamentale dell’arte» per Alberto Giacometti (1901-66) è la rappresentazione dell’umano. «Nel corpo umano lo scultore non cerca né la diversità delle forme né l’espressività delle pose. Le caratteristiche più evidenti del suo lavoro sono la riduzione e la ripetizione delle tipologie, dei modelli e delle pose», spiega Catherine Grenier, direttrice della Fondation Giacometti e curatrice di «Storia di corpi», prima mostra sul tema del nudo nell’opera dell’artista svizzero, presentata fino al 6 novembre all’Institut Giacometti. Nude sono tutte le figure femminili create da Giacometti fin dagli schizzi degli anni ’20. Del periodo surrealista è «L’oggetto invisibile» (1934-35). Le più emblematiche sculture femminili di Giacometti sono però della fase del ritorno al figurativo. La moglie Annette è  la principale modella della serie di bronzi e gessi delle «Grandes femmes» (anni ’60). Tra la sessantina di opere esposte, la monumentale «Grande Femme II», in gesso dipinto del 1960, mostrata per la prima volta dal 1961. Nella foto, «Nu de dos» (1955). 

Luana De Micco