Fidiamoci di Elfie

Berlino. Un tuffo in un passato prossimo che ci ha reso tutti schiavi, nella cultura Pop dalla fine degli anni ’60 ad oggi, ma «fidati!» (dal tedesco di una nota pubblicità: «trau dich doch»), fidiamoci tutti, osservato con occhio diverso, femminile, tutt’altro che scontato: è quanto offre «Elfie Semotan. Contradiction», la mostra di C/O Berlin aperta fino al 7 settembre. Ma di cosa dovremmo fidarci? Si direbbe, fra amarezza e ironia di una Semotan che va per gli ottanta, di una nuova consapevolezza che non intende più cedere alle aspettative dei voyeur, liberandosi da impossibili lingerie e vestendosi finalmente comoda, e che sbotta così: «Oggi le persone mi ascoltano perché ho qualcosa da dire. Prima mi ascoltavano solo perché gli piaceva guardarmi». Parabola della sua biografia ma anche di quella di molte, moltissime donne. Solo che lei ha facoltà di parola, può parlare in vece di tutte le invisibili. Esordisce nel 1969 come modella ed è lei l’oggetto del desiderio; poi ritorna alla fotografia pubblicitaria di moda, stavolta da autrice diplomata a Vienna, e continua a denudare una donna che però è altra da lei: da vittima a carnefice, partecipa attivamente alla formazione di un immaginario erotico collettivo dalle copertine di «Elle», «Esquire», «Harper’s Bazaar», «Marie Claire», «The New Yorker» e «Vogue»; pian piano inizia a sottendere una critica dissacrante, soprattutto negli anni di matrimonio con Martin Kippenberger, e torna al primo amore dello storytelling fotografico con fotocomposizioni che, come fermo immagine di film, narrano mondi che vanno oltre il rappresentato. La mostra inizia con le prime foto che fecero scandalo, le pubblicità per i marchi Palmers e Römerquelle, testimoni di uno Zeitgeist edonista forse superato, ma ancora fresche di eleganza e di un erotismo colto che spesso sottende riferimenti a opere iconiche della storia dell’arte; poi ci sono i geniali ritratti di celebrity: è una personale ricchissima, nonché la sua prima fuori dai confini austriaci. 

Francesca Petretto