Félix ma pessimista

Nella prefazione a un catalogo del 1910, il critico Octave Mirbeau scrisse di Félix Vallotton (1865-1925) che «come tutti coloro che hanno visto molto, letto molto, riflettuto molto, è pessimista. Ma questo pessimismo non ha nulla di aggressivo». A distanza di un secolo, la Royal Academy concorda con questa definizione e dedica al pittore franco-svizzero una retrospettiva dal titolo «Félix Vallotton: Pittore dell’inquietudine» (fino al 29 settembre). Oltre 80 opere tra dipinti e stampe, incluse le famose xilografie su legno, i paesaggi simbolisti e le scene domestiche (nella foto, «La Visite», 1899, Kunsthaus Zürich). Nato a Losanna in una famiglia piccolo borghese, Vallotton arriva nella Parigi di fine Ottocento all’età di 16 anni: sin da giovane frequenta il gruppo postimpressionista dei Nabis, che lo soprannomina «Le Nabi étranger» (Il profeta straniero). Qui incontra Pierre Bonnard ed Edouard Vuillard, con i quali condivide l’interesse per l’illustrazione giornalistica e le stampe giapponesi, all’epoca molto diffuse nella Ville Lumière. Gran parte del successo di Vallotton si deve proprio alle sue stampe, ancora oggi molto moderne: la mostra lascia ampio spazio al lavoro grafico dell’artista, oggi considerato come uno dei maggiori incisori del suo tempo. Dichiaratamente anarchico, Vallotton metterà da parte la causa politica a favore del successo della propria opera, un’ambizione che nel 1899 lo porta a sposare la figlia di un noto mercante d’arte parigino; non è un caso se, proprio in quello stesso periodo, Vallotton si concentra sulla produzione pittorica tralasciando quella grafica. Organizzata in collaborazione con il Metropolitan di New York e con la Fondation Félix Vallotton di Losanna, è la più completa retrospettiva dell’artista mai organizzata nel Regno Unito.

Bianca Bozzeda