Cucire il mondo

Fino al 28 settembre Osart Gallery presenta la retrospettiva «Amelia Etlinger: An American Original. Visual Poems from 1972 to 1983», in cui si rilegge la vicenda creativa di questa esponente della Mail art e della Poesia visiva, della Poesia concreta e di Fluxus che, dopo un’infanzia difficile e priva di cultura in una famiglia affidataria, dall’età di 29 anni si dedicò alla poesia, riuscendo a entrare in contatto con artisti e curatori internazionali: come Mirella Bentivoglio (dalla cui collezione proviene gran parte delle opere esposte) che la inviterà, con altre 79 artiste, alla mostra «Materializzazione del linguaggio», per la Biennale di Venezia del 1978. Partendo dal cucito, tipica occupazione femminile dei secoli passati, Amelia Etlinger (New York, 1933-87) crea un mondo fragile e lieve, fatto di fili e di tessuti impalpabili e sfilacciati, cui intreccia elementi non meno volatili del mondo naturale: petali, semi, piume, bacche, felci. Ne scaturiscono lavori stratificati, posti in scatole insieme a poesie e lettere scritte ai suoi amici più cari, americani e italiani, come Bentivoglio stessa o Ugo Carrega, che la presentò nella sua galleria milanese Il Mercato del Sale. Realizzata con la galleria L’Elefante di Treviso, la mostra è commentata da un catalogo bilingue.  Nella foto, «Untitled (Tapestry Theatre)», anni Settanta, tecnica mista su drappo di velluto.

Ada Masoero