Celestino allo specchio

Modena. Dall’autunno prossimo i materiali etruschi della Galleria Estense diverranno una nuova vetrina nella parte iniziale, quella dedicata al collezionismo ducale. Nel frattempo il celebre specchio con decorazione figurata incisa di fine VI secolo – prima metà V secolo a.C., rientrato all’Estense dopo decenni di prestito al Museo Civico di Modena, il bacile del V-IV secolo a.C., la cista cordata a manici fissi di inizio IV secolo a.C., insieme a un inedito raffinato strigile coevo e altri materiali mai visti, sono riuniti nella mostra-dossier «Lo specchio di Celestino. Archeologia etrusca a Modena nella prima metà dell’Ottocento», curata al Museo Nazionale da Chiara Marastoni, funzionaria archeologa delle Gallerie Estensi dirette da Martina Bagnoli. L’appuntamento, che prosegue fino al primo ottobre, si concentra su un piccolo sepolcreto etrusco ritrovato nel 1841 fuori città, nella località Galassina che da allora presta il nome al nucleo di reperti: le tombe a incinerazione ritrovate pressoché inviolate quattro e da lì provengono gli oggetti esposti e altri conservati nei depositi e al Museo Civico (nella foto, pendente di collana in pasta vitrea). Le opere furono studiate subito dall’erudito modenese Celestino Cavedoni (in mostra figurano suoi appunti e libri provenienti dalla Biblioteca Estense) prima di essere acquistate da Francesco IV Asburgo-Este, duca di Modena e Reggio per la sua raccolta di antichità.

S.L.