Bellezza sino-vaticana, arte diplomatica

Pechino. Il Museo del Palazzo ospita fino al 14 luglio, per la mostra «La bellezza ci unisce. Arte cinese dai Musei Vaticani», opere provenienti dal dipartimento etnologico «Anima Mundi» dei Musei Vaticani. La Città Proibita, per quasi cinque secoli palazzo imperiale delle dinastie Ming e Qing, nel 1925 fu trasformata in un museo, che ora è sede della prima esposizione organizzata dal Vaticano in territorio cinese. Curata da padre Nicola Mapelli, responsabile di «Anima Mundi» e da Wang Yuegong, responsabile del Department of Palace Life and Imperial Ritual, la mostra si configura come storico momento di dialogo e di relazioni diplomatiche tra Santa Sede e Governo cinese. Al termine di due anni di lavoro, sono ora visibili 76 opere, un nucleo considerevole del museo etnografico vaticano, che uniscono arte buddista e arte cattolica, passando anche attraverso le arti popolari. Un prestito rilevante è costituito da due dipinti provenienti dalla Pinacoteca Vaticana: «Il riposo durante la fuga in Egitto» (1570-73) di Federico Barocci e «Adamo ed Eva nel Paradiso terrestre» (fine XVIII secolo) di Peter Wenzel. E ancora, in mostra, un prezioso Buddha Shakyamuni della dinastia Ming (1368-1644; nella foto), un rotolo raffigurante la Grande Muraglia eseguito durante il regno di Kangxi (1662-1722), e un paesaggio del 1976 di Zhang Daqian, uno dei più noti esponenti della pittura cinese del XX secolo. Accanto a esse, alcuni lavori selezionati dal Museo del Palazzo, come i dipinti dell’artista cattolico Wu Li (1632-1718), e di Giuseppe Castiglione, gesuita milanese conosciuto in Cina come Lang Shining (1688-1766).

Arianna Antoniutti