Ballenesquerie

Nato a New York nel 1950, Roger Ballen, dopo una laurea in psicologia a Berkeley e un dottorato in mineralogia, dal 1982 vive in Sud Africa, dove ha percorso oltre 300mila km in cerca di giacimenti minerari, mentre fotografava le comunità rurali del posto. Ballen è singolare anche per le scelte artistiche che, da una fotografia «documentaria», lo hanno condotto a un nuovo stile in cui intreccia fotografia, pittura, disegno, scultura, teatro: un linguaggio ibrido e ossimorico, che Ballen stesso descrive come «Ballenesque». Le sue sono immagini in bianco e nero (nella foto, «Prowling»,  2001), in bilico tra realtà e immaginazione: del resto, come spiega lui stesso, «realtà è una parola che non ha significato per me. È insondabile». La Fondazione Sozzani gli dedica, fino all’8 settembre, «The Body, the Mind, the Space», in cui sono riunite 50 fotografie dagli anni ’70 ad oggi, un video e un’installazione site specific. Gli scatti che Ballen ascrive alla categoria «corpo» sono ritratti fortemente introspettivi di persone che sembrano recitare un teatro dell’assurdo da lui messo in scena. Alla «mente» fanno capo le immagini surreali, in cui i volti, alterati e trasformati, si fondono con ombre fantasmatiche scaturite dal suo immaginario più profondo. Allo «spazio», infine, attengono le fotografie delle sue stanze inquietanti, claustrofobiche, i muri segnati da ditate e scarabocchi, i pavimenti costellati da oggetti disposti ad arte, i cui personaggi sembrano vivere intrappolati una situazione che sgomenta e seduce.  

 Ada Masoero