Sei mostre di mostre

I contatti memorabili con la Capitale di altrettanti protagonisti

È un progetto originale, e allo stesso tempo un dispositivo non semplice, quello proposto fino 28 luglio al Palazzo delle Esposizioni, a cura di Daniela Lancioni. «Mostre in Mostra» è la prima tappa di un’analisi ad ampio raggio, con appuntamenti annuali sull’arte contemporanea a Roma attraverso i suoi protagonisti e i luoghi espositivi. Un excursus  che dagli anni Cinquanta ai Duemila (non con andamento cronologico), incominciato attraverso grandi rassegne di questo genere che sono già state allestite proprio a Palazzo delle Esposizioni, basti ricordare la mitica «Roma anni Sessanta» di Maurizio Calvesi e Rossella Siligato del 1990, o la più recente «Gli anni Settanta. Arte a Roma» curata dalla stessa Lancioni nel 2013; né come monografie su singoli autori, gruppi o movimenti. Seguendo un filone recente di studi e mostre si è scelto come «cardine il momento espositivo, ossia quel momento in cui l’opera d’arte, secondo le consuetudini consolidate nel corso del secolo scorso, diventa cosa pubblica, presentata in un museo, in una galleria, in uno spazio alternativo o in luoghi del tutto estranei alle pratiche dell’arte», precisa la curatrice. Le sei sale che si aprono a raggiera intorno alla rotonda centrale vengono riservate ognuna a una mostra di un differente decennio: diversi gli spazi, gli artisti, i linguaggi, i piani narrativi, comune il loro aver luogo a Roma, città centrale per l’arte contemporanea dal secondo dopoguerra, nonostante i suoi alti e bassi, le sperimentazioni e le cadute. A venir esaltato, nelle intenzioni della Lancioni, è il valore sempre attuale dei lavori esposti, non tanto uno sguardo rivolto al passato e alla ricostruzione del documento storico, quanto il desiderio di «veder riattualizzati questi trascorsi episodi, riconoscendo l’importanza di ogni singola opera e del coro di più opere in dialogo tra loro». Per questa prima tappa si propongono sei must del contemporaneo a Roma: Titina Maselli con le sue potenti tele newyorkesi in mostra nel 1955 alla Galleria La Tartaruga di Plinio de Martiis; Giulio Paolini alla sua prima personale alla Galleria La Salita nel 1964, riallestita per l’occasione dallo stesso artista; Luciano Fabro chiamato nel 1971 da Bonito Oliva agli Incontri Internazionali d’Arte (1971); la rottura di Carlo Maria Mariani con il suo celebre olio su tela «La costellazione del Leone» in mostra nel 1981 da Gian Enzo Sperone, oggi alla Galleria Nazionale d’Arte Moderna; Jan Vercruysse con i suoi «Tombeaux» presentati nel 1990 da Mario Pieroni; Myriam Laplante con la mostra «Elisir» del 2004, curata da Lorenzo Benedetti e Teresa Macrì alla Fondazione Volume! In alcuni casi, inevitabilmente, ci sono mancanze filologiche, in altri delle volute aggiunte, che si è cercato sempre di spiegare e motivare. Affiancano il tutto le fotografie di Sergio Pucci, molto attivo negli studi degli artisti e nelle gallerie a partire dalla metà degli anni Cinquanta.

Federico Castelli Gattinara