Sculture in concerto

Francoforte. Oltre a essere un museo non convenzionale, lo Schirn in occasione della mostra «Big Orchestra» che aprirà il 19 giugno s’improvvisa sala concerti per l’esecuzione live di musiche suonate su manufatti scultorei trasformabili in strumenti musicali. I visitatori vi possono compiere un’esperienza multisensoriale dove tuttavia la musica non fa da sottofondo o accompagnamento, ma è l’installazione stessa, oltre che sentita e percepita, anche vista. Il suono degli «strumenti musicali-sculture», il loro diffondersi e muoversi, segna il punto centrale di un’esposizione in costante mutazione, dove le performance diventano veri e propri workshop in cui i musicisti-artisti si uniscono in ensemble spontanei ogni volta differenti. È una mostra collettiva che vuole presentare al grande pubblico una branca relativamente giovane e poco esplorata dell’arte contemporanea, ispirandosi al movimento Fluxus degli anni ’60 (a sua volta influenzato da due figure fondamentali, John Cage e Marcel Duchamp) tra poesia, musica e arti visive. La sperimentazione artistica è il tutto, prevede l’inizio di azioni senza sapere a quale risultato finale porteranno, dando importanza più al processo di creazione che al prodotto finale. Le azioni diventano concerti da strutturare in via di composizione: la corrente non si è fermata, al contrario, e ce lo raccontano in arte-musica gli artisti: Doug Aitken, Nevin Aladağ, Jennifer Allora & Guillermo Calzadilla, Carlos Amorales, Tarek Atoui, Cevdet Erek, Guillermo Galindo (nella foto, «Ángel exterminador», 2014) Constantin Luser, Christian Marclay, Caroline Mesquita, Rie Nakajima, Carsten Nicolai, Pedro Reyes, Naama Tsabar, Hans van Koolwijk, David Zink Yi.

Francesca Petretto