Persone o personne?

Napoli. La personale di Maria Adele Del Vecchio allestita alla Galleria Tiziana Di Caro dal 5 giugno al 13 settembre è costruita sul rapporto con la parola e con il discorso, definendo una ricerca che l’artista napoletana (1976) sviluppa da tempo senza mai averla espressa con tale evidenza. Il suo pensiero nasce dalla sfiducia nel discorso, dal fallimento della parola, quindi dell’umanità stessa, incapace di cogliere l’altro. Lo stesso titolo della mostra, «Personne», che riprende quello di un lavoro al neon, gioca sull’ambiguità del significato e del suono della parola che in francese significa «nessuno». Un riferimento molto attuale perché è un vocabolo che può negare e affermare l’esistenza (persone/nessuno) e che apre a questioni più ampie (si pensi al tema degli immigrati e a chi stabilisce se sono «persone» o «personne»). Ricchi di annotazioni sono i numerosi quaderni a cui l’autrice affida pensieri critici e politici sull’arte e sulla vita. In mostra, in altrettante teche, la Del Vecchio dispone tre testi sul tema dell’identità della donna, che raccontano di una madre, una peripatetica e una strega, ispirati dal testo Il fuoco e il racconto di Giorgio Agamben. Tra gli altri lavori in mostra, «Drowing» (2011; nella foto), autoritratto della propria ombra che annega in una piscina vuota. 

Olga Scotto di Vettimo