L’inverno di Sandy

Brescia. Dopo il successo dell’antologica «Visioni Ibride», curata da Germano Celant per Camera a Torino (cfr. n. 393, gen. ’19, «Il Giornale delle Mostre», p. 6), la pioniera della staged photography Sandy Skoglund torna alla ribalta fino al 30 settembre da Paci Contemporary con la mostra «Winter (2008-2018)». Aperta nella nuova sede della galleria in Borgo Wuhrer, la mostra rilegge l’intero percorso di Sandy Skoglund (Quincy, Massachusetts, 1946) sin dai primi lavori degli anni Settanta. Appunta poi lo sguardo sulle composizioni del decennio successivo, che l’hanno resa famosa ovunque, ma trova il suo apice nel paesaggio artificiale «Winter», secondo capitolo del ciclo «The Four Seasons», avviato nel 2004 con «Fresh Hybrid», dedicato alla primavera. Iniziato nel 2008 e concluso il 22 dicembre scorso, quando l’installazione è stata fotografata dall’autrice, il progetto «Winter» evoca l’inverno attraverso un paesaggio ghiacciato abitato da gufi e fiocchi di neve («Eyeflakes»). L’artista, presente all’inaugurazione, ha ricostruito in anteprima mondiale in galleria la spettacolare installazione originaria, soggetto dell’immagine. «Spesso mi chiedono perché non realizzi le mie immagini al computer: ne cambierebbe il significato, ha dichiarato. Sapere che ciò che guardiamo è esistito davvero, modifica la nostra percezione dell’immagine».L’intero suo lavoro è documentato nel grande volume antologico curato da Germano Celant.

Ada Masoero