L’Africa sognata

Amsterdam. Quella nei ritratti di Deana Lawson è «un’Africa sognata, una terra immaginaria e amata, dove regna l’armonia», scrive Zadie Smith nella monografia che Aperture ha dedicato lo scorso anno alla fotografa afroamericana. «Non è una realtà concreta o politica ma uno stato mentale, sacro proprio perché letteralmente irraggiungibile e geograficamente fantastico». Nata a Rochester nel 1979 e considerata una delle voci più interessanti della sua generazione, la Lawson è per la prima volta in Europa con una personale, allestita da Huis Marseille dall’8 giugno al 1° settembre. Con riferimenti dichiarati a Jeff Wall, Diane Arbus e Carrie Mae Weems, al centro dei suoi ritratti scorre la cosiddetta diaspora africana, black people provenienti da ambienti sociali umili, gli stessi dove è vissuta lei. Tra Stati Uniti, Caraibi e Africa, i soggetti vengono messi in scena  come fossero re, e fotografati in interni carichi di dettagli, accessori e arredi che si rifanno alla mitologia delle loro radici. E non importa se fuori dal set lottano per la sopravvivenza quotidiana, perché quando l’obiettivo li inquadra li restituisce alla loro storia individuale, all’orgoglio dei loro corpi, al potere e all’identità delle origini.

Chiara Coronelli