Il corpo come metafora

Monaco di Baviera. Nata dalla collaborazione fra Fondazione Museion di Bolzano e Lenbachhaus München, la mostra «Body check. Martin Kippenberger – Maria Lassnig», allestita alla Lenbachhaus fino al 15 settembre, è un particolare omaggio alla corporeità umana interpretata come metafora di conflitti psicologici e sociali da due grandi nomi dell’arte contemporanea: Maria Lassnig (1919-2014) e Martin Kippenberger (1953-97). Per la prima volta in una mostra viene fatto un confronto tra due personalità che, seppure molto distanti in tempo e luogo, hanno trovato nella raffigurazione del corpo umano, e in particolare del proprio corpo, la medesima valvola di sfogo, l’ideale trasposizione su tela dei drammi dell’individuo nella contemporaneità. L’esposizione, composta da una sessantina di opere, con vari inediti, non si prefigge come scopo la sottolineatura di differenze stilistiche ed espressive di genere tra Lassnig-donna e Kippenberger-uomo: non sussistono sostanziali discordanze nella messa in scena del proprio «ich» (io) denudato da stereotipi di ruolo o età da parte dei due, quanto grandi affinità. Ma è pur vero che là dove la Lassnig, con una sensibilità che sarebbe oggi definita femminista, sfonda il muro della rappresentazione del nudo di donna ritratto da uomini, facendo parlare un corpo che urla ossessivo la sua voglia di libertà e di poter essere quel che è (ridicolo, introverso e perennemente sotto pressione), si prende gioco Kippenberger della raffigurazione classica del nudo maschile e della pruderie che la circonda, rendendolo grottesco, misero e buffo. Nella foto, un’opera senza titolo del 1992 di Kippenberger della serie «Hand Painted Pictures». Kippenberger, Galerie Gisela Capitain, Cologne

Francesca Petretto