Gli aborigeni dell’ereditiera

Lens (Svizzera). La giovane Fondation Opale, aperta dallo scorso dicembre, inaugura la programmazione cuturale con la mostra «Before Time began», dedicata all’arte aborigena contemporanea e allestita dal 9 giugno al 29 marzo 2020. La Fondazione si appoggia alla collezione privata di Bérengère Primat, 45 anni, ereditiera di una famiglia di imprenditori francesi, che lo scorso anno ha acquisito la Fondation Pierre Arnaud di Lens, in difficoltà finanziarie. La collezione Primat comprendente 800 opere di 250 artisti aborigeni. L’arte aborigena è un’arte «sacra», rinvia agli spiriti, agli antenati. In mostra è allestita una selezione di 80 opere realizzate dal 1970 a oggi con un focus su alcune regioni remote dell’Australia. Le opere della Terra di Arnhem, nel nord-est del Paese, sono realizzate su corteccia d’albero utilizzando tecniche millenarie. Tecniche utilizzate anche, per esempio, dai pittori Mick Kubarkku (nella foto, «L’antenato coccodrillo») e Bardayal «Lofty» Nadjamerrek, scomparsi nel 1999 e nel 2009. Del deserto centrale è una selezione di pitture del movimento Panunya Tula, nato nei primi anni ’70. Alcuni esempi di questa corrente sono rappresentati dalle opere di Long Jack Phillipus Tjakamarra (1938-92). Nel Kemberley (ovest), a partire dal 1980, si è sviluppata una pittura contemporanea che si ispira alle antiche pitture parietali e alle rappresentazioni degli spiriti Wandjina. Un’altra sezione è dedicata agli artisti delle APY (dove APY sta per Anangu Pitjantjatjara Yankunytjatjara) Lands, nel sud: tra questi, Sally Gabori (1924-2015), noto per le sue pitture astratte dai colori vivaci. In mostra sono allestite anche opere monumentali, tra cui «Kulata Tjuta: Kupi Kupi», composta da 1.200 lance.

Luana De Micco