Gentiluomini in viaggio

Dublino. Alla National Gallery of Ireland, fino al primo settembre, una mostra curiosa riguarda direttamente (e in più modi) il nostro Paese. «The Voyage to Italy: 200 Years of Travel Guides», a cura di Catherine Sheridan, è dedicata al fiorire, soprattutto dal 1650 in poi con l’affermarsi dell’usanza fra i rappresentanti dell’aristocrazia e della Gentry anglo-irlandese del Grand Tour, delle «Guide» per i gentiluomini stranieri che fra Sei e Settecento venivano a completare in Italia la loro educazione culturale e «del gusto». Strategiche perciò queste «guide» perché, indicando quanto di notabile vi fosse da conoscere e visitare in Italia (corti e capitali, città di provincia, località paesaggistiche, opere d’arte e antichità romane), sono preciso indice dell’estetica del tempo e di quello che nei vari decenni dei due secoli veniva considerato indispensabile conoscere e apprezzare. Non solo: la mostra presenta una selezione di «guide del gentiluomo viaggiatore» in Italia provenienti dalla collezione di Sir Denis Mahon (1910-2011), lo storico dell’arte anglo-irlandese che è stato fra gli artefici della rivalutazione e rilancio della pittura del Seicento Italiano e di Caravaggio, Guido Reni e Guercino in particolare. Il ruolo di queste guide è oggi duplice: da un lato risultano testimonianza diretta dell’evoluzione del gusto dell’élite europea, dall’altro costituiscono una fonte preziosa per la ricerca, perché sia registrano il mutevole paesaggio visivo e culturale delle città italiane sia offrono approfondimenti per l’esegesi delle provenienze e vicissitudini delle opere d’arte conservate nelle principali collezioni del tempo, menzionate con dovizia di dettagli descrittivi e d’informazioni tecniche di catalogazione. Nella foto, Richard Lassels, The Voyage of Italy…, Parigi, 1670.

Giovanni Pellinghelli del Monticello