Faber e Téchne

Dai vasi d’argilla all’intelligenza artificiale e ritorno

Frutto della collaborazione tra le Gallerie d’Italia – Piazza Scala, che sono anche la sede dell’esposizione, e il Castello di Rivoli, la mostra «Dall’argilla all’algoritmo. Arte e tecnologia. Dalle collezioni di Intesa Sanpaolo e del Castello di Rivoli Museo d’Arte Contemporanea» (fino all’8 settembre, catalogo Skira) curata da Carolyn Christov-Bakargiev e Marcella Beccaria, con il coordinamento di Gianfranco Brunelli, indaga i modi in cui artisti di ogni tempo si sono confrontati con la tecnologia, di volta in volta amata o temuta, riflettendo (ma spesso anticipando) radicali cambiamenti sociali e culturali. Un format tradotto in immagini attraverso 71 opere, 49 delle quali appartengono alle collezioni d’arte di Intesa Sanpaolo e 22 dal Castello di Rivoli (arricchito di recente dai capolavori della Fondazione Cerruti), mentre tre giungono da Fondazione Carisbo e tre da Fondazione Cariparo. La mostra si apre con le ceramiche greche in una delle quali, l’Hydria attica a figure rosse (470-460 a.C.) del Pittore di Leningrado, si vede un pittore ceramico al lavoro, incoronato da due vittorie alate e dalla dea Téchne (la dea del «saper fare»). Si attraversa poi l’arte europea dal XV al XX secolo, sempre con lo sguardo puntato al modo in cui gli artisti hanno rappresentato le tecnologie del loro tempo: dalla cucina della «Cena in Emmaus» (ca 1590) di Leandro Bassano alla «Costruzione del tempio di Gerusalemme» (ca 1754) di Francesco De Mura, in cui grande attenzione è prestata alle tecniche edilizie del XVIII secolo, fino progresso tecnologico del primo ’900, idolatrato dai f uturisti Umberto Boccioni e Giacomo Balla e, all’opposto, temuto da Giorgio de Chirico, che con i suoi uomini-manichino denuncia l’annichilimento dell’uomo a opera della tecnologia, si entra nel secondo dopoguerra con l’«Ambiente spaziale» (1967-81) di Lucio Fontana, l’Arte cinetica (Gianni Colombo, Enzo Mari, Bruno Munari e altri), l’Arte programmata del Gruppo T, e l’Arte povera, rappresentata da Mario Merz e Pierpaolo Calzolari. La diffusione delle tecnologie elettroniche e la successiva rivoluzione digitale, con le esperienze recenti della realtà aumentata e dell’intelligenza artificiale, propiziano poi la nascita d’inediti linguaggi artistici, che veicolano nuove letture del mondo: in mostra, dopo Dan Graham e Janet Cardiff, sfilano Ed Atkins, Cécile B. Evans, Grazia Toderi, Hito Steyerl, Roberto Cuoghi, Cally Spooner e altri ancora, che riflettono su ciò che presumibilmente ci attende nel prossimo futuro. 

Ada Masoero