Dora, non solo musa

Dora Maar fu molto più che la compagna e la musa di Picasso. Il Musée d’Art Moderne del Centre Pompidou apre gli archivi (implementati nel 2004 con l’acquistato del fondo d’atelier dell’artista: 1.900 negativi e 300 stampe a contatto) con la prima retrospettiva dedicata alla fotografa surrealista in un museo nazionale. Realizzata con il J. Paul Getty Museum di Los Angeles e la Tate Modern di Londra, «Dora Maar» dal 5 giugno al 29 luglio presenta circa 500 scatti e documenti d’archivio. Nata Henriette Theodora Markovic nel 1907, era già una fotografa dallo stile consolidato prima di Picasso; collaborava con numerose riviste, tra cui «Le Figaro Illustré» ed «Excelsior Modes». All’inizio degli anni Trenta aprì un laboratorio nel centro di Parigi (al 29 di rue d’Astorg). Nel 1936 espose con Man Ray e Hans Bellmer all’«International Surrealist Exhibition» della New Burlington Galleries di Londra. Opere surrealiste come «Main-coquillage», «29 rue d’Astorg» (nella foto, 1936 ca) e «Le simulateur» sono di questi anni. L’incontro con Picasso, nel gennaio 1936 al caffè Les Deux Magots di Saint-Germain-des-Prés, è determinante per entrambi. Nel 1937 gli scatti di Dora Maar documentano la creazione del «Guernica» e dallo stesso anno si dedica alla pittura. Negli anni dell’Occupazione matura uno stile: «Tele sobrie, intime e impregnate di una gravità e di un sentimento di solitudine tipiche di quel periodo», scrive in una nota il museo. Negli anni Cinquanta l’opera della Maar si fa più astratta e negli Ottanta torna alla fotografia. Gli anni trascorsi al fianco di Picasso ne hanno oscurato la carriera di fotografa e artista, ma dopo la morte, nel 1997, la dispersione del suo atelier ha rivelato la ricchezza e varietà del suo lavoro. 

Luana De Micco