Christian Stein una e trina

Milano e Pero. Stefano Arienti nella storica sede milanese di corso Monforte; Paolo Canevari e Peter Wüthrich nella grande galleria di Pero: sono loro i protagonisti delle tre personali presentate fino al 12 ottobre da Christian Stein. Curata da Chiara Bertola, la mostra di Arienti (la prima, qui) presenta solo opere inedite dell’artista mantovano (1961), ideate per quest’occasione: normali fotografie scattate da lui con il cellulare, stampate però su un materiale inedito come la ciniglia oppure su carta da poster, di grande formato, spesso stropicciata o dorata. Tutti interventi che, realizzati su un oggetto banale come una fotografia, lo modificano radicalmente, stimolando nell’osservatore meraviglia e interrogazioni. La ciniglia, così come la stropicciatura o la doratura, alterano infatti la texture dell’immagine e la trasformano in «altro» da sé, secondo un processo caro all’artista. A Pero, Paolo Canevari (Roma, 1963) presenta una scelta delle sue opere più rappresentative, e altre realizzate per questa mostra. Fitti di rimandi simbolici, i suoi lavori possono essere ascritti, suggerisce lui stesso, a un «minimalismo barocco». Sculture e installazioni di materiali semplici, come i prediletti pneumatici trasfigurati in forme archetipe e contemporanee, sono accostate a dieci grandi lastre matrici del ciclo di acqueforti «Decalogo», 2008 (con l’Istituto Nazionale per la Grafica di Roma) e a quadri rivestiti di foglia d’oro, che nelle forme evocano le tempere su fondo oro del Quattrocento, senza però alcuna rappresentazione (nella foto, una veduta della mostra). Anche Peter Wüthrich (Berna, 1962) presenta un’ampia selezione di opere precedenti, alcune monumentali, in dialogo con lavori creati per questa esposizione, servendosi (come sempre, dai primi anni Novanta) di soli libri, la cui natura è da lui resa «ambigua» e arricchita di valenze molteplici e sempre inattese.

Ada Masoero