Una Flora mai sbocciata

Il duo di artisti Teresa Hubbard e Alexander Birchler torna a confrontarsi con l’opera di Alberto Giacometti presentando una seconda «versione» dell’installazione filmica «Flora» all’Institut Giacometti di Parigi, fino al 9 giugno. I due artisti, lei statunitense (ma nata a Dublino, nel 1965), lui svizzero (nato a Baden, nel 1962), l’hanno rivisitata appositamente per le sale della giovane istituzione parigina, creando un dialogo con una selezione di lavori di Giacometti. L’opera nasce dalle ricerche «degne di un detective», scrive l’Institut Giacometti, che Hubbard e Birchler hanno condotto su Flora Mayo, un’artista americana trasferitasi a Parigi nel 1925 per studiare all’Académie de la Grande Chaumière, importante scuola d’arte privata a Montparnasse. Suo maestro fu lo scultore Antoine Bourdelle. A Parigi Flora incontrò Alberto Giacometti e tra i due nacque una storia d’amore. Ma il destino di lei fu ben diverso e Flora non divenne mai un’artista famosa. La Grande Depressione che colpiva gli Stati Uniti mandò in rovina la sua famiglia e lei fu costretta a tornare a casa e a rinunciare all’arte. Hubbard e Birchler, con un approccio documentaristico, realizzano un ritratto «in bianco e nero» di Flora, soffermandosi sulla sua storia d’amore con Giacometti, e un ritratto «a colori», che si basa sulla testimonianza del figlio David Mayo. Nella foto, Alberto Giacometti e Floya Mayo, autrice del ritratto di Alberto, al centro.

Luana De Micco