Ufopsicofotografia: impressioni di Oursler

Psiche e tecnologia ma anche, a sorpresa, tecnologia e pensiero magico, sono i temi su cui Tony Oursler (New York, 1957) s’interroga nei suoi lavori, sviluppandoli con approcci di volta in volta differenti. A otto anni dalla retrospettiva curata per il PAC da Demetrio Paparoni e Gianni Mercurio, l’artista, che è stato un pioniere nell’uso dei nuovi mezzi di comunicazione sin dagli anni ’70, torna a Milano fino al primo giugno alla Dep Art Gallery, nella personale «Tony Oursler. The Volcano and Poetics Tattoo», curata dallo stesso Paparoni. Nel buio della galleria, con l’aiuto di visori, il visitatore s’immerge nell’opera in 3D «Le Volcan» (nella foto), dove Oursler reinterpreta l’esperienza parascientifica di Louis Darget, che all’esordio del ’900 tentò d’impressionare la lastra fotografica con la sola forza del pensiero. Nel video «Spacemen R My Fiended» l’artista indaga poi le ricerche di George Adamski, antesignano della fotografia ufologica (un genere che conobbe grande fortuna ai tempi della Guerra fredda) nella quale, allora, il concetto di extraterrestre-alieno s’intersecava con quello di ultraterreno-spirituale. Mentre nel film «Lapsed C» rielabora foto e video propri e di Mike Kelley, del tempo in cui i due artisti formavano il gruppo rock sperimentale «Poetics»: proiettato su uno schermo speciale, che s’illumina spettralmente nel buio dell’ambiente, il film riunisce molto materiale inedito, lavorando sulla persistenza della visione ed evocando fantasmi del punk e della psichedelia.

Ada Masoero