Tre giovani decolonizzatori

«Il destino degli imperi» da Raffaelli e Cellar

Trento. Imperi e politiche colonialiste, parate militari e riti: guerre e tradizioni sono analizzate da tre giovani artisti che ne restituiscono la loro personale rilettura, tra l’ironico, il visionario e il dissacrante. Tra le due sedi trentine dello Studio d’Arte Raffaelli (via Marchetti, 17) e di Cellar Contemporary (via San Martino, 52) va in scena la reinvenzione della storia. Protagonisti della rassegna,  Andrew Gilbert, che è anche curatore della doppia esposizione insieme a Camilla Nacci, Umar Rashid (nome d’arte Frohawk Two Feathers) e la coppia, nella vita e nell’arte, Jarmila Mitríková & Dávid Demjanovič. Un titolo impegnativo, «The Fate of Empires», ovvero il destino degli imperi, per una collettiva che resterà visitabile fino al 31 luglio nella quale il lavoro dei tre autori viene per la prima volta messo a confronto. Gilbert, classe 1980, originario di Edimburgo, vive da anni a Berlino: con opere su carta e installazioni ribalta il punto di vista storico comune, offrendo la prospettiva irriverente di chi i colonizzatori ottocenteschi li ha battuti. Umar Rashid, afroamericano, nato a Chicago nel 1976 e trapiantato a Los Angeles, riscrive la storia dal punto di vista della cultura nera, rovesciando l’immaginario franco-inglese e la visione ufficiale delle pratiche religiose e spirituali. Il folklore e il culto sono alla base anche del lavoro della coppia Mitríková (nata a Trebišov, in Slovacchia, nel 1986) e Demjanovič (anche lui slovacco, di Bardejov, classe 1985). Il loro sguardo si volge verso i comportamenti dettati dalla religione, dalla politica e dalle tradizioni, anche quelle legate alle tecniche artistiche, come la ceramica, o degli oggetti artigianali, come la piroga. Il loro è un esplicito omaggio alle radici, ma anche un auspicio di affrancamento da vincoli troppo pressanti.

Camilla Bertoni