Sperimentare Mantegna

Intorno alla riscoperta «Resurrezione di Cristo» fortune e sfortune di alcuni dipinti

Bergamo. Uscita dai depositi dell’Accademia Carrara, dove giaceva polverosa con il poco appetibile pedigree di «copia», la tavola della «Resurrezione di Cristo», riconosciuta come opera autografa di Andrea Mantegna dal conservatore della Carrara, Giovanni Valagussa, dopo il lungo restauro rientra dal tour a Londra e Berlino, da protagonista della mostra «RE-M MANTEGNA» (fino al 21 luglio), curata dallo stesso Valagussa e da Antonio Mazzotta. Per essere poi esposta nel percorso della collezione permanente. La rassegna è articolata in due parti: «Mantegna Experience», multimediale, nei nuovi spazi della Barchessa dove, grazie a Epsom e Museyoum, si rileggono la storia del dipinto, donato da Guglielmo Lochis, la sua sfortuna critica, la «riscoperta» da parte di Valagussa, grazie all’intuizione (suggeritagli dal puntale di una croce processionale sino ad allora ignorato da tutti) che potesse trattarsi della parte superiore della tavoletta della «Discesa al Limbo» di Mantegna, e l’eco mondiale che ne derivò. La seconda, «Intorno a Mantegna», si snoda nelle sale del museo, riallestite, dove ci s’imbatte negli «Altri Mantegna Lochis», cioè nei due capolavori di Mantegna («San Bernardino» e «Madonna col Bambino») e in tre dipinti che il nobile collezionista acquistò come tali ma che sono ora ascritti al suocero, Jacopo Bellini, e ad Andrea Schiavone. Una sala è dedicata al famoso cognato Giovanni Bellini (Mantegna ne sposò la sorella Nicolosia), qui con tre opere; un’altra al collezionista Guglielmo Lochis (1789-1859; presente nel ritratto del Piccio), che alla Carrara lasciò opere di Bellini, Mantegna, Raffaello, Lotto, Moroni, Canaletto. Collezionista colto ma non ancora sufficientemente riconosciuto, Lochis sta per essere risarcito dall’Accademia Carrara e dalla Biblioteca Angelo Mai, che fra pochi mesi pubblicheranno online il ricchissimo «Epistolario di Guglielmo Lochis», curato da Giovanna Brambilla e Paolo Plebani, miniera d’informazioni sul collezionismo e sul restauro nell’800. Le sezioni successive sono dedicate alla riflessione su altre opere frammentate e alla documentazione del restauro della tavola, diretto da Delfina Fagnani. Chiude il percorso, la «Resurrezione», ora datata al 1492, di cui, grazie alla tecnologia, si evoca anche l’aspetto originario, con la sottostante tavoletta della «Discesa al Limbo» e la fascia laterale tagliata e con l’ipotesi della collocazione originaria nel Castello di San Giorgio, a Mantova.

Ada Masoero