Poveri mostri, Clara e l’Armophallus

La natura deportata in due opere di Rossella Biscotti

Como. Nella mostra «Clara and Other Specimens» (fino al 25 giugno), curata da Lorenzo Benedetti per la Fondazione Antonio Ratti in Villa Sucota, Rossella Biscotti (nata a Molfetta nel 1978, vive in Olanda) riflette sul tema della migrazione e del distacco dal luogo d’origine attraverso due lavori i cui protagonisti non sono esseri umani, ma un animale e una pianta. Il nome «Clara» del titolo non appartiene, infatti, a una donna bensì al rinoceronte indiano importato nel 1740 in Europa da Douwe Jansz Mout van der Meer, capitano della Compagnia Olandese delle Indie Orientali, che aveva intuito il potenziale economico dell’esposizione della stupefacente creatura (peraltro preceduta in Europa da quella offerta dal re Manuele I del Portogallo, e raffigurata da Albrecht Dürer nel 1515 in una celebre incisione), per la quale il re di Francia gli offrì una somma esorbitante.  Rossella Biscotti traduce il peso della sfortunata Clara in mattoni marchiati «Compagnia delle Indie» e con essi s’interroga da un lato sulla mercificazione dell’animale, dall’altro sull’impossibilità, per molte specie, di ricostruire altrove un nuovo habitat. 

L’altra opera, realizzata per questa mostra, che fa parte del progetto «Grand Tour Contemporaneo», ideato dal Comitato Fondazioni Arte Contemporanea per l’attuale Biennale di Venezia, è dedicata all’Amorphophallus Titanum (o Aro Titano), pianta endemica a Sumatra, portata in Europa nell’Ottocento dal naturalista fiorentino Antonio Beccari, caratterizzata dall’infiorescenza più grande al mondo (alta quanto un uomo) che sboccia raramente e per pochi giorni, emettendo un terribile afrore di decomposizione che attira i coleotteri preposti all’impollinazione. L’artista ha stampato su tessuto il fiore in grandezza naturale, con l’intento di evidenziare come lo spettacolarizzare una specie esotica finisca per provocarne la scomparsa.

Ad.M.