Ostalgie e periferie della mezza capitale

Il 2019 è un anno speciale in Germania non solo per gli amanti del Bauhaus, di cui cade il centenario, ma anche per gli affetti da «Ostalgie» (la nostalgia dell’Est): il 9 novembre saranno infatti 30 anni esatti dalla notte della caduta del Muro di Berlino che la capitale riunificata si appresta a celebrare con molti eventi. Fra questi, due esposizioni fotografiche: una prima alla Berlinische Galerie che espone la sua collezione Stadtrand Berlin (1993-94) del fotografo bavarese trapiantato a Berlino André Kirchner (1958) e intitolata appunto «André Kirchner. Stadtrand Berlin» (dal primo maggio al 29 luglio), una seconda, «Ost-Berlin. Die halbe Hauptstadt» (dall’11 maggio al 9 novembre) allestita invece da Stadtmuseum e Zentrum für Zeithistorische Forschung in tutt’altra cornice, nel museo del ricostruito Ephraim-Palais. Due mostre per due anime o meglio per due volti differenti della stessa città, un tempo grandiosa capitale incredibilmente estesa nel territorio, poi divisa nei due blocchi antagonisti della Guerra Fredda, infine riunificata ma mai veramente «una». Da un lato i 60 scatti in bianco e nero di Kirchner, che cattura con precisione, come in sequenze di un documentario girato al contrario, gli ex punti di frontiera (Stadtrand significa periferia; nella foto in basso, «Stadtrand Berlin 1993») della città, rimasti tutto sommato invariati nella loro desolazione dagli anni della grande espansione a quelli della divisione post 1945, fra fabbriche dismesse, campi sterrati, reliquie del Muro e i nuovi quartieri satellite all’orizzonte; dall’altro la narrazione a più voci della mezza-capitale (die halbe Hauptstadt) della Ddr, la mitica Berlino Est degli anni 1960-90 catturata in tutte le sue sfaccettature, dai monumenti, meta di tristi parate militari, alla vita nei tollerati locali notturni o nella quotidianità di strade e piazze in parte scomparse (nella foto in alto, «Schönhauser Allee», 1984, di Dieter Breitenborn).

Francesca Petretto