Le passioni di Stibbert

Prosegue l’indagine condotta da Enrico Colle intorno alla personalità di Frederick Stibbert. La mostra «Stibbert artista e collezionista» da lui curata con la collaborazione di Martina Becattini, Simona Di Marco e Silvestra Bietoletti esito di un capillare lavoro condotto negli archivi e durante il riordino dei depositi, ce lo presenta (fino all’1 settembre) nelle vesti di artista, che coniuga suggestioni dalle opere del tardo Romanticismo con quelle di artisti che esprimevano vie più aggiornate al linguaggio internazionale, scelte visitando le esposizioni, come ad esempio le opere che oggi vediamo nel Salone delle Feste, frutto di acquisti alla celebre mostra «Festa dell’arte e dei Fiori» del 1896. Muovendo dagli esordi di Stibbert pittore, negli anni di Firenze capitale d’Italia, che sono poi gli stessi di Cristiano Banti e del giovane Giovanni Boldini, il percorso espositivo pone in dialogo i dipinti di Stibbert con le opere da lui collezionate, anche sculture, come nel caso del «Donatello fanciullo» di Giovanni Giovannetti, secondo un gusto che prediligeva i soggetti storici, le scene di genere, le nature morte, i soggetti floreali (ad esempio Tito Chelazzi), i paesaggi e le vedute (e in una  «Marina di fantasia» Stibbert sembra guardare  perfino a Claude Lorrain). Né poteva mancare l’interesse per l’orientalismo, attraverso i dipinti di Carlo Markò junior e di Stefano Ussi. La passione progettuale di Stibbert è invece testimoniata dai grafici realizzati da lui e dai suoi architetti per la costruzione e la decorazione del futuro museo e del parco, mentre quella di studioso della storia dei costumi civili e militari in Europa è documentata dai materiali destinati al volume, edito postumo. Nella foto, «Guerriero in armatura», un olio su tela di Frederick Stibbert della seconda metà del XIX secolo.

Laura Lombardi