Il giovane Tiepolo con i ricchi clienti di Moroni

Dipinti, ritratti e disegni preparatori

Fino al 14 luglio la Frick Collection presenta «Tiepolo a Milano: Gli affreschi perduti di Palazzo Archinto», curata da Xavier F. Salomon con Andrea Tomezzoli e Denis Ton, mostra dedicata al primo progetto di Giambattista Tiepolo fuori Venezia: gli affreschi per Palazzo Archinto a Milano, dipinti su commissione del conte Carlo Archinto (1670-1732), tra i più eminenti mecenati e intellettuali milanesi fra XVII e XVIII secolo. Oltre agli affreschi, il palazzo conteneva collezioni di opere d’arte e una biblioteca. Nel 1730-31 il conte commissionò a Tiepolo, allora artista emergente, la decorazione di cinque sale del suo palazzo, segnando l’avvio della sua carriera internazionale. Nel 1916, quando Henry Clay Frick acquistò la sua unica opera di Tiepolo (il «modelletto» dell’affresco raffigurante Perseo e Andromeda), gli affreschi di Palazzo Archinto esistevano ancora. Il palazzo fu bombardato nell’agosto 1943 e il suo interno fu completamente distrutto. La mostra espone una cinquantina fra dipinti, disegni, stampe e fotografie provenienti da collezioni statunitensi ed europee. In particolare sono presenti cinque lavori preparatori del Tiepolo: tre dipinti (in primis lo schizzo a olio di proprietà Frick, «Perseo e Andromeda») e due disegni, più altri schizzi complementari e fotografie scattate tra il 1897 e la fine degli anni Trenta, uniche testimonianze degli affreschi in situ. 

I ricchi nei ritratti

Fino al 2 giugno prosegue inoltre «Moroni: I ricchi del ritratto rinascimentale», curata da Aimée Ng con Simone Facchinetti e Arturo Galansino. È la prima grande mostra negli Stati Uniti sulla ritrattistica di Giovanni Battista Moroni (1520/24-1579/80). Noto per i ritratti (ma autore anche di pale religiose), Moroni è qui celebrato come figura essenziale della pittura naturalistica norditalica accanto a Leonardo, i Carracci e Caravaggio. La mostra mette in luce l’innovazione di Moroni sottolineando la voluttà cromatica, sensuale e tattile della sua pittura e quanto il suo ruolo chiave nella ritrattistica europea debba ancora essere esplorato. L’iconico «Sarto» (National Gallery, Londra) anticipa di decenni i ritratti «narrativi» di Rembrandt. «Pace Rivola Spini» (Accademia Carrara, Bergamo), forse il primo ritratto singolo di dama a figura intera realizzato in Italia, prefigura invece le molte nobildonne che Van Dyck avrebbe dipinto in quel formato un secolo dopo fra Genova e Londra. Riuniti in mostra, da collezioni private e pubbliche internazionali come il Kunsthistorisches Museum di Vienna, una ventina di ritratti affiancati a gioielli, tessuti, armature e oggetti di lusso a evocare il fasto dei soggetti dell’artista. Mirabile la sua inventiva nel rendere in pittura quella sapienza tutta italiana e rinascimentale che traduceva in eleganza censo ed esibizione nello clima socioculturale al confine tra la veneziana Serenissima e lo spagnolo Ducato di Milano.

G.P.M.