I tre padri di Sean Scully

Memorie infantili, Turner e Van Gogh

Che fine ha fatto l’Astrattismo americano degli anni Settanta? La National Gallery risponde a questa domanda con la mostra «Sea Star» (stella marina) dedicata a Sean Scully. Fino all’11 agosto, le sale del museo londinese ospitano lavori recenti dell’artista irlandese (soprattutto dipinti su metallo, assieme a una selezione di opere su carta) ispirati alla collezione della National Gallery. In particolare, Scully ha scelto come riferimento la tela «La stella della sera», dipinta da William Turner: realizzata attorno al 1830, l’opera rappresenta una giovane figura che gioca con un cane sulla spiaggia, al calar del sole. «Mi ricorda qualcosa della mia infanzia, afferma Scully, quando io e mio padre uscivamo dopo la marea. Era una delle rare occasioni in cui siamo stati emotivamente vicini. Era come camminare in un dipinto». L’atmosfera malinconica del paesaggio di Turner è il punto di partenza per le ultime opere di Scully, nate da un bisogno di esprimere «ciò che non si vede», come si conviene a chi pratica una pittura rigorosamente aniconica. Oltre all’opera di Turner, Scully si è ispirato a un’altra tela appartenente alla collezione della National Gallery: si tratta della celebre «Sedia» di Van Gogh (1888), a cui l’artista dedica due trittici. Nato nel 1945 e residente negli Stati Uniti, Scully realizza i suoi dipinti con spesse pennellate di colori a olio applicate su pannelli di alluminio o di rame. Tracciando strisce verticali e orizzontali, Scully evoca forme che possono essere interpretate come architettoniche oppure naturali. Uno dei temi geometrici ricorrenti nelle sue opere è quello della scacchiera, che attribuisce alle composizioni un senso di movimento. «L’astrattismo di Scully è strettamente legato all’esperienza visiva quotidiana», sostiene Colin Wiggins, curatore della mostra. Pur essendo legato all’arte astratta, Scully ha sempre avuto come riferimento l’arte figurativa dei grandi maestri della storia dell’arte: tra le sue fonti di ispirazione, le miniature dei manoscritti irlandesi del VII secolo, ma anche un’incessante osservazione della realtà. 

Bianca Bozzeda