Frammenti di Siria

Amburgo (Germania). Una mostra di nicchia, di fotografie in bianco e nero e diapositive a colori è questa «Siria. Frammenti di un viaggio, frammenti di un tempo» che prova a gettare un ponte fra popoli, momenti storici e realtà ancora lontane (talvolta scomparse, distrutte per sempre) nella geopolitica del mondo attuale. Come comprendere il dramma delle persone in fuga da guerra e violenza, esiliate, traumatizzate, private dei loro beni materiali e valori culturali immateriali? Per esempio entrando in contatto con la Siria che non c’è più, grazie a chi ha fatto in tempo a catturarla per frammenti di viaggio e a narrarcela, coinvolti spettatori della contemporaneità. L’Archäologisches Museum di Amburgo invita, fino al 19 giugno, a un viaggio guidato dalla fotografa Yvonne von Schweinitz (che fotografò per prima i Buddha di Bamiyan distrutti dai talebani), attraverso circa 170 ritratti degli anni 1953-60 d’un Paese che i recenti, noti avvenimenti hanno fatto uscire per sempre dalla leggenda delle terre antiche ed esotiche, portandolo alla ribalta della cronaca dei drammatici bollettini di guerra. Si parte dalla frontiera col Libano visitando Damasco, per andare poi a nord nelle antiche Homs, Hama e Aleppo, spostandosi nell’oasi di Tadmur in direzione Palmira (nella foto la Porta di Adriano e la strada colonnata a Palmira), fino alle Montagne Alauite e al Krak dei Cavalieri, e spingersi infine alle rovine del chiostro bizantino di Qal’at Sim’am, la Basilica di San Simeone Stilita, fra edifici, monumenti storici, siti archeologici e scene di vita vissuta. 

Francesca Petretto