Ecco che cosa vedo nella mente del visitatore

nella mente del visitatore Il neurochirurgo e collezionista Franco Nucci descrive il suo progetto, tra mostra e ricerca

Scoprire di essere «collezionisti di emozioni» è l’obiettivo del nuovo progetto di Volume!, che, avviato nel 2019, pone al centro lo spettatore. In vent’anni di attività, la Fondazione Volume! creata e guidata dal suo presidente, il neurochirurgo e collezionista Franco Nucci (nella foto) ha sempre mantenuto la propria identità di spazio internazionale, duttile all’intervento degli artisti, da Jannis  Kounellis a Hidetoshi Nagasawa, da Dennis Oppenheim a Christian Boltanski, che hanno potuto abbattere e ricostruire i muri dello spazio in funzione del proprio environment. «Molti artisti hanno vissuto questo spazio come un corpo vivente, spiega Nucci. Collaborare al processo creativo dell’artista per me è un’esperienza indelebile, di molto superiore all’opera finita». Dal 2019, affiancato da un team di curatori, tra i quali Silvano Manganaro e Roberta Pucci, Volume! ha iniziato un nuovo viaggio, una sorta di odissea nella mente dello spettatore, con il fine di esplorare la relazione tra attività percettiva e arte.

Professor Nucci, com’è nato questo progetto?

Sentivo di vivere una condizione di duplicità: da una parte la professione di neurochirurgo, dall’altra parte Volume! come laboratorio sperimentale per l’arte. Gli studi sul cervello umano finalizzati a conoscere i percorsi della mente, che porto avanti nel dipartimento di neuroscienza dell’Università La Sapienza di Roma, in accordo con ricerche similari in Francia e Spagna, mi hanno fatto capire che era necessario dare al fruitore la possibilità di conoscere quello che succede dentro di lui quando «visualizza» un’opera d’arte. Indagare l’operazione percettiva è un’esperienza complessa (al progetto collaborano i laboratori dove conduco la ricerca scientifica), perché il cervello umano è un organo che muta fino all’attimo prima della fine della nostra vita, attraverso le esperienze che assorbe dalla realtà esterna. Ormai è acquisito dalla scienza che i sensi sono delle piccole finestre, quasi delle fessure sul mondo. È il cervello a dare senso a quello che percepiamo, in seguito alle esperienze, i sentimenti avuti nel tempo, e questo lo rende diverso da persona a persona e dà voce a un sé più partecipe socialmente

Come si concretizza il progetto?

Abbiamo rimodellato lo spazio di Volume! ad hoc, creando un corridoio stretto e in progressiva salita, caratterizzato da un percorso a forma di «u», che sfocia in un ambiente dalle pareti laterali convesse, dove è allestita l’opera d’arte; vi si può accedere attraverso due gradini, dove si può anche sedere e lasciare viaggiare la mente. 

Quali artisti avete scelto?

Da una parte artisti che hanno già eseguito un’installazione ambientale a Volume!, quindi conservano la memoria emotiva dello spazio precedente, che hanno materialmente rivoluzionato; dall’altra parte artisti che non hanno mai lavorato da noi. I due gruppi daranno luogo a opere che non avranno lo stesso valore emotivo, ma proprio per questo saranno più stimolanti.

Come raccogliete le esperienze degli spettatori?

In questa prima fase abbiamo raccolto oltre trecento questionari in forma anonima, sulla base di un modello che avevamo redatto; incrociando i dati, abbiamo fatto delle scoperte straordinarie! Per esempio, quasi tutti pensavano di avere trascorso molto meno tempo nella contemplazione dell’opera; il suono di un’installazione aveva richiamato alla loro mente esperienze precedenti in luoghi reali o frutto di condizioni emotive. Nel prossimo step useremo un caschetto munito di elettroencefalogramma atto a registrare i movimenti elettrici del cervello sulla base delle emozioni che sta costruendo la memoria, e di un paio di occhiali in grado di tracciare le traiettorie dello sguardo, perché ognuno di noi si focalizza su qualcosa di diverso che lo colpisce, grazie alla «memoria» elaborata dal cervello

Questa esperienza di Volume! è rivolta anche a malati di Alzheimer e ad adolescenti?

I ragazzi fino a quindici con lievi disturbi della percezione li possiamo aiutare a costruire una memoria futura; per i malati di Alzheimer cerchiamo di allargare la loro memoria passata.

Francesca Romana Morelli