E il duca donò Leonardo al re

Le traversie dei disegni della Royal Collection

In occasione dei 500 anni della morte di Leonardo da Vinci (Amboise, 2 maggio 1519), dal 24 maggio al 13 ottobre nella Queen’s Gallery di Buckingham Palace sono in mostra più di 200 dei più bei disegni del corpus di oltre 550 di proprietà della Royal Collection. Leonardo, fin dagli esordi, usò il disegno come una sorta di laboratorio di studio per sviluppare ed elaborare le sue idee su carta e la mostra presenta tutta l’eclettica varietà in cui Leonardo applicò il disegno: pittura, scultura, architettura, anatomia, ingegneria, cartografia, geologia e botanica, presentandoli anche nell’evoluzione stilistica dai primi esempi giovanili, intorno al 1470, fino alla morte, così da mostrare come Leonardo col tempo sia andato sintetizzando la sua tecnica. Un tesoro tramandatosi quasi intatto nonostante molte traversie. Erede universale di Leonardo fu l’allievo Francesco Melzi alla cui morte, intorno al 1570, lo scultore Pompeo Leoni acquistò la maggior parte dei fogli sciolti, montandoli in (almeno) due album: studi tecnici nel Codice Atlantico, ora nella Biblioteca Ambrosiana a Milano, e i disegni artistici in un album più piccolo, contenente circa 600 opere montate su 234 fogli. Presente nell’inventario alla morte di Leoni a Madrid nel 1608, l’album nel 1630 figura in Inghilterra, nella collezione di Thomas Howard, 14° conte di Arundel (1585-1646), allora il più grande collezionista d’arte in Europa. Henry Howard (1628-84), nipote di Thomas e 6° duca di Norfolk, nel 1655 è proprietario della maggior parte della collezione di Arundel e ancora nel 1664 i disegni leonardeschi appaiono in suo possesso. Ma nel 1690 l’album di Leonardo figura nella Royal Collection, probabilmente giuntovi alcuni anni prima come ringraziamento della famiglia Howard a Carlo II Stuart per la restituzione delle terre e del titolo ducale dopo la restaurazione della monarchia nel 1660. Entrati nella Royal Library del Castello di Windsor negli anni Trenta dell’800, i disegni furono poi montati singolarmente ma la legatura di Leoni è stata conservata.

Giovanni Pellinghelli del Monticello